Social Media e Mobile al Musée du Quai Branly: sinergie digitali verso una strategia integrata

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Un’istituzione che conserva ed espone arte indigena delle culture Africane, dell’Asia, dell’Oceania e delle Americhe: il Musée du Quai Branly è il più nuovo tra i maggiori musei di Parigi.

Abbiamo avuto l’opportunità di discutere di alcuni aspetti della strategia digitale del Museo con  Sébastien Magro, New Media Manager, e con Candice Chenu, New Technologies Project Manager. Grazie a loro, abbiamo sbirciato tra alcuni dei progetti di un’istituzione che è profondamente improntata verso l’uso del digitale per l’interpretazione e l’accessibilità – in senso ampio – delle sue collezioni.

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Da Twitter a Spotify: la presenza digitale del Museo del Romanticismo di Madrid

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Quest’anno compie 90 anni, ma a giudicare dalla sua presenza in rete è ancora in ottima forma: si tratta del Museo del Romanticismo di Madrid, “un museo dedicato al XIX secolo in pieno secolo XXI”. Inaugurato nel 1924 ad opera del II Marchese de la Vega-Inclán, condivide ancora oggi la missione del suo fondatore: avvicinare il visitatore alle forme di vita dell’epoca in cui ha avuto inizio la modernità.
Dopo 8 anni di chiusura per ristrutturazione e riorganizzazione della collezione, il museo madrileno ha riaperto nel 2009, intuendo fin da subito le potenzialità comunicative e di interazione che i social network offrono. Sono stati i primi tra i musei spagnoli a usare Spotify e a organizzare visite guidate pensate specificamente per blogger d’arte. Grazie soprattutto a una strategia digitale che punta al coinvolgimento del pubblico e a un tone of voice diretto e familiare, offre un’idea di visita a tutto tondo, sia on line sia off line (emblematici i questionari “Quanto romantico sei?”).

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La Digital Strategy della Tate: il cambiamento che parte dall’interno

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Dal momento che sempre più musei utilizzano gli strumenti digitali per raggiungere nuovi pubblici e portare avanti le proprie attività, riflessioni su come strutturare iniziative e flussi di lavoro – in sinergia con tutti gli altri aspetti più tradizionali dell’istituzione – sono sempre più necessarie.

La Tate ha abbracciato appieno questo concetto e ha prodotto un documento molto chiaro e trasparente (Tate Digital Strategy 2013-2015) in cui il percorso della trasformazione digitale è esplicitato e delineato. Read more

Smithsonian Libraries: una strategia social “diffusa”

Sempre più spesso, le istituzioni culturali si rivolgono a social media manager per la gestione della propria content strategy, per valutare i risultati ottenuti sui diversi social network e per tenere il passo con le ultime tendenze.

Ma cosa succede quando non una sola persona, ma piuttosto l’intera istituzione assume la gestione dei canali social, stabilendo una rete trasversale a tutti i dipartimenti? Questo è il caso delle Smithsonian Libraries, 20 biblioteche unite in un unico sistema.

Le Libraries mantengono scambi di pubblicazioni con più di 4.000 istituzioni in tutto il mondo e forniscono a scienziati, curatori ed esperti dello Smithsonian periodici, cataloghi e pubblicazioni specialistiche. Inoltre, le Smithsonian Libraries stanno diventando particolarmente famose nell’universo social grazie al loro Tumblr, in cui creano meravigliose GIF animate.

Attraverso questa piattaforma, le illustrazioni più curiose e le storie più affascinanti riescono a prendere letteralmente vita.

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Strategia digitale? Una mappa per l’engagement! Il Royal Ontario Museum ci spiega come

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Tra conferenze, articoli e blog post, oggi sentiamo sempre di più parlare di “Digital Strategy” in ambito museale. Ma di cosa si tratta? Perché è necessario averne una? Chi se ne deve occupare?

Per rispondere a queste e ad altre domande, abbiamo intervistato Ryan DodgeSocial Media Coordinator presso il Royal Ontario Museum di Toronto, un’istituzione all’avanguardia per quanto riguarda la gestione dei social network e, soprattutto, la capacità di utilizzarli per costruire legami significativi con le diverse comunità con cui interagiscono.

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Storytelling, Social Media ed Engagement: la ricetta vincente dell’Horniman Museum & Gardens

4Al giorno d’oggi, Frederick John Horniman sarebbe stato definito senza mezzi termini un accumulatore seriale. Da mercante di tè arricchito, solito ai viaggi e all’incontro con nuove culture, si è trasformato in un collezionista compulsivo di qualsiasi cosa gli capitasse a tiro, di qualunque Paese del mondo visitasse.

Quando il signor Horniman realizzò di essersi fatto prendere leggermente la mano, nel 1890 decise di organizzare le sue immense collezioni all’interno della sua casa e di aprirla al pubblico per renderla visitabile.

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