I blog museali: le tendenze nel panorama italiano

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Spesso abbiamo parlato delle piattaforme di blogging come importanti strumenti di approfondimento e supporto alla comunicazione non istituzionale di un museo o di un ente culturale, in cui si possono trattare tematiche che difficilmente rientrerebbero nella programmazione istituzionale e di come sia importante avere una content strategy organica e coerente in tutte le sue parti.

Ora però ci siamo chiesti come un museo possa gestire un blog, quale figura professionale dovrebbe gestirlo, quali contenuti dovrebbe contenere il blog di un museo, come si inserisce la gestione del blog nel flusso lavorativo di un museo e – in definitiva – se convenga ad un museo avere un blog.

Abbiamo provato a rispondere a queste domande chiacchierando con Marina Lo Blundo e Francesco Ripanti, gestori di due tra i più importanti e attivi blog museali del panorama italiano.

Marina gestisce sia il blog del Museo Archeologico di Venezia che quello della Soprintendenza Archeologica della Toscana, mentre Francesco ha contribuito a far nascere e crescere il blog del Museo Archeologico Nazionale delle Marche.

A: Qual è la vostra formazione universitaria e come siete arrivati ad essere museumblogger?

M: Sono archeologa e nel 2008 ho aperto il mio personale blog di archeologia, Generazione di Archeologi: lavorando a questo spazio virtuale ho sviluppato un grande interesse per la tematica del blogging (soprattutto in ambito archeologico e museale).

Nel giugno 2012 l’idea che un museo potesse – e dovesse – avere un blog è diventata realtà dopo l’incontro con la direttrice del Museo Archeologico Nazionale di Venezia, la quale voleva creare e avviare il blog del museo, uno spazio nel quale raccontare l’identità dell’istituzione. È così che è cominciato tutto.

Dopo qualche mese mi sono fatta coraggio e ho proposto al Soprintendente per i Beni Archeologici della Toscana di creare un blog per il Museo Archeologico Nazionale di Firenze. Il soprintendente non solo ha dato parere positivo, ma ha pensato che il blog poteva essere ampliato all’intera soprintendenza. E così è nato ArcheoToscana.

F: La mia carriera di archeologo si è evoluta verso il settore della comunicazione già dalle prime campagne a Vignale, dove ho potuto sperimentare l’uso del video per raccontare lo scavo.

Il mio rapporto con il Museo Archeologico Nazionale delle Marche è iniziato in occasione del primo tirocinio per la Scuola di Specializzazione. L’approccio è stato molto buono, fin da subito ho percepito il museo come uno spazio attivo, un ambiente in cui avrei potuto aggiungere qualcosa di mio.

Vista la mia passione per la comunicazione, ho proposto alla Responsabile del Servizio Educativo, la dott.ssa Nicoletta Frapiccini, di aprire un blog con l’intento principale di raccontare al pubblico la vita del museo. Seppure contagiata dal mio entusiasmo, la dott.ssa giustamente mi chiese come sarebbe stato possibile gestire il blog dopo la fine del mio tirocinio.

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Owen W Brown – Flickr – CC BY-SA 2.0

A: Quindi emerge già una prima problematica: la sostenibilità del blog.

Marina, possiamo dire che tu rispetto a Francesco ricopri una posizione “privilegiata”. Pensi che se non fossi stata assunta come assistente alla vigilanza avresti potuto ricoprire lo stesso ruolo?

Francesco come pensi di gestire la questione dato che il tuo tirocinio è finito?

M: Per quanto riguarda il blog del museo archeologico di Venezia sarebbe andata esattamente così: quando la direttrice mi propose l’apertura del blog non sapeva che io fossi dipendente di un museo (men che meno di un museo archeologico!). Per il blog della soprintendenza della Toscana, non penso che mi sarebbe stata concessa una possibilità del genere “da esterna”.

F: L’unica soluzione possibile è quella di far scrivere i post agli studenti che svolgeranno nel corso dei prossimi mesi il tirocinio al museo, con la mia disponibilità a gestire l’inserimento dei testi nel blog.

Io continuo comunque a raccontare il museo quando partecipo alle varie iniziative durante l’anno e a spingere qualsiasi tirocinante veda passare alla biblioteca in Soprintendenza a scrivere un post. Ogni tanto mi chiedo come e quanto a lungo potrà continuare questa attività e se è giusto che continui a seguirla (perché – di fatto – sto continuando a seguirla).

A: Quali contenuti vengono pubblicati sui blog che gestite?

M: Il blog del Museo Archeologico di Venezia – riguardando una sola istituzione – ospita post di approfondimento sulla collezione e/o sulle opere esposte, su mostre ed eventi in corso, dando di volta in volta un taglio più divulgativo o più informativo. Alcuni post raccontano le attività che si svolgono “dietro le quinte”, come la movimentazione di una statua per il suo prestito ad una mostra, e sono l’occasione per parlare sia dell’opera che di un’attività di backstage che il pubblico dei musei solitamente non vive e non vede.

Il blog di ArcheoToscana tratta approfondimenti che riguardano tutti i luoghi dell’archeologia statali della Toscana. Naturalmente il Museo Archeologico Nazionale di Firenze è privilegiato sia perché – lavorando in sede – posso documentare e condividere anche la più piccola iniziativa, sia perché (e questo è un problema) i funzionari sul territorio non sono ancora del tutto entrati nell’ottica di utilizzare il blog per dare visibilità al loro lavoro.

I contenuti sono principalmente notizie e report relativi ad eventi di archeologia nelle varie sedi di istituzioni archeologiche statali in Toscana e la categoria “Accadde oggi” nella quale, in occasione di una data o di una ricorrenza, raccontiamo qualche opera della collezione museale oppure un episodio della storia del/dei musei.

F: I contenuti che trovano spazio nel blog del museo riguardano generalmente eventi organizzati oppure ospitati dall’istituzione, la vita quotidiana del museo e le sue attività di backstage (ad esempio i laboratori come Archeotouch e le attività didattiche per gli alunni delle scuole e per i più piccoli), approfondimenti sulle collezioni presenti o su alcuni oggetti specifici, che diano magari la possibilità anche di trattare argomenti collegati alla realtà attuale, e infine ricorrenze storiche o locali.

Inoltre trovano spazio sul blog tutte le attività e le iniziative della Soprintendenza direttamente collegate al museo: promozione e comunicazione di mostre temporanee, giornate di studio, incontri specialistici, serate a tema, approfondimenti su Palazzo Ferretti e le attività del laboratorio di restauro.

James Royal-Lawson - Flickr - CC BY-SA 2.0

James Royal-Lawson – Flickr – CC BY-SA 2.0

A: Consapevoli del fatto che i numeri non sono tutto, ma solo per avere un’idea generale: quale riscontro hanno di solito questi contenuti?

M: Il riscontro è, per entrambi i blog, migliorabile.

Il blog del museo di Venezia non registra molti visitatori giornalieri anche perché, soprattutto ultimamente, è stato aggiornato poco. La cosa che manca è il ricorso ai commenti da parte del pubblico: sono davvero pochi i lettori che lasciano un’impressione o un giudizio. Quest’aspetto va senz’altro migliorato nel futuro. Anche sui social l’interazione non è tantissima.

La situazione non è molto diversa per ArcheoToscana: abbiamo più visite giornaliere (una media di 50 visitatori unici giornalieri), e un maggior numero di iscritti al blog, ma di nuovo pochissimi commenti, quasi nulli.

Un esempio di successo: quest’estate abbiamo lanciato su Twitter #archeoacquario e in un secondo momento #archeofarm, si tratta di cose molto semplici ma che proprio per questo sono piaciute non solo agli altri musei presenti, ma anche ai nostri followers e lettori.

F: I numeri non possono essere stratosferici (la media è di circa 700 visite al mese) visto che il blog è aperiodico e – per questo motivo – non li terrei come riferimento principale per dare giudizi netti.

A me sembra di vedere che una parte consistente di coloro che partecipano attivamente alla vita online del museo faccia riferimento al blog per approfondimenti o aneddoti raccontati in modo coinvolgente. I post più letti sono stati di gran lunga quello sull’inaugurazione della sala dedicata ad Ancona romana e quello sul progetto ArcheoGarden per l’Anfiteatro di Ancona. Sono i due post più approfonditi dei 58 pubblicati finora.

A: Secondo te, perché un museo dovrebbe avere un blog? E soprattutto, sono energie ben spese?

M: Un museo dovrebbe avere un blog per raccontare e per raccontarsi, per dare un’immagine di sé dinamica e vitale, per far vedere che non è un luogo chiuso dove si conservano tesori e/o oscuri oggetti dal significato incomprensibile, ma che al contrario è un luogo aperto che si vuole aprire sempre più. Tuttavia il blog da solo non basta, ha bisogno di tutto un sistema di social che oltre a fargli da cassa di risonanza lo aiutino a fare ciò per cui è stato creato, ovvero comunicare il museo.

Ah, naturalmente “astenersi perditempo”: non è che ci si improvvisa blogger, né archeoblogger, né tantomeno museumblogger. È un lavoro per il quale non serve soltanto conoscere le regole grammaticali e sintattiche e avere magari un bello stile, ma occorre conoscere la materia.

Sono tante energie spese, di sicuro. A mio parere sono energie assolutamente ben spese, che vengono ripagate dal successo di entrambi i blog e dei profili social delle due istituzioni.

Certo, chi si dovrebbe convincere che il blog sia un buon investimento è il capo di un istituto o di un museo.

F: Dato che continuo a gestire il blog del museo pur avendo terminato il mio tirocinio da mesi, è sicuramente perché sono convinto che ogni museo debba avere un blog, inteso come spazio dove raccontare la propria vita e accogliere commenti e spunti da parte dei lettori.

Se le energie spese sono di stimolo ad un gruppo di persone, anche non eccessivamente numeroso, penso siano energie ben spese. Alla lunga, penso e credo che si sviluppi in queste persone un forte senso di affiliazione al museo.

Lo scorso marzo, in occasione del post per il primo anno di vita del blog, dando uno sguardo globale a quanto fatto fino a quel momento insieme alla dott.ssa Frapiccini, sono riemersi tutti i vari incontri, laboratori ed eventi organizzati dal museo nei dodici mesi precedenti. Penso che questa varietà, che è la stessa vita e motivazione d’essere del museo, arrivi anche ai lettori e che valga la pena tenerne memoria raccontandola.

Certamente, quindi, stiamo parlando di un potenziale altissimo e – per sfruttare al massimo questo strumento – l’impegno e la cura dedicatagli dovrebbe essere costante e specializzata. Senza dubbio, il coinvolgimento dei curatori, dei tecnici e dei restauratori del museo stesso porterebbe un valore aggiunto incredibilmente più alto, senza dimenticare il grado di coinvolgimento dei nostri pubblici.

Ma i nostri lettori cosa ne pensano? Quali limiti e quali opportunità vedete voi nell’utilizzo di un blog istituzionale? Il blog può diventare una risorsa interessante per raccontare il museo?

Aaron Davis - Flickr - CC BY-SA 2.0

Aaron Davis – Flickr – CC BY-SA 2.0

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