I Bronzi, i Bonaparte e i Promessi Sposi. Ma che succede su Twitter?

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Nelle ultime settimane il mio check mattutino di Twitter è diventato molto più divertente e movimentato.

Tutto inizia lunedì mattina quando scopro – buona ultima – che il live tweeting della puntata di Che tempo che fa di domenica è stato condotto dai Bronzi di Riace. Oh – urge un controllo. Ed è così che conosco Bronzo A e Bronzo B, muscolosi, arguti e dalla parlantina facile. Bronzo A è giovane e palestrato, cura l’hairstyle e provola con tutte le archeologhe che gli passano a tiro, mentre Bronzo B è più posato, maturo e anche un po’ bigotto, quando si tratta di ménage à trois. Insomma, due belle facce di bronzo, se mi si passa la battuta scontata.

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Ma quello che conta è che stiamo parlando di due account Twitter istituzionali, creati per rilanciare i Bronzi appena restaurati e trasferiti nella nuova sede, in apertura questo weekend. Conta che il trasferimento dei suddetti Bronzi è stato documentato in diretta via Twitter dal Ministro dei Beni Culturali Bray. Conta infine che questi due account twittano in totale libertà, sia di contenuto sia di forma, rispetto a quelli che sono i canoni della comunicazione ufficiale della cultura. Dicono scemenze – in sostanza – ma le dicono in maniera divertente, ironica e spontanea. Usano bene gli hashtag, rispondono a tutti, ritwittano, creano interazione. Insomma, per quel che mi riguarda sono un esperimento assolutamente riuscito, considerando che sono account neonati che viaggiano sui 500 follower ciascuno.

Potete leggere l’intervista che hanno rilasciato qui, metti mai che vi stiate chiedendo se hanno sofferto di claustrofobia a stare chiusi negli scatoloni.

Ma non finisce qui. Sempre spinto dal Ministero, è nato anche Ciro, l’account di 110 milioni di anni di un dinosauro che parla a nome della Società Paleontologica Italiana. E facendo un rapido controllo su Twitter ho appena conosciuto anche Paolina B B, Napoleone e l’Azzecca Garbugli (NB: se ne incontrate altri segnalatemeli a @thePorden che li aggiungo all’elenco!)

Ovviamente si tratta di account che mettono in pratica quanto detto in precedenza sui Bronzi: la chiave è una comunicazione nuova, viva, all’insegna del principio “più hashtag e meno paroloni”. Che sia questa una delle possibili strade per svegliare il mondo della cultura e dei musei italiani?

Finché qualcosa si muove, per quanto per tentativi, secondo me è sempre da considerare comunque un buon segno: #svegliamuseo!

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