I workshop di sabato 17 maggio per #IMD2014: chi ci sarà e di cosa si parlerà?

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Sabato 17 Maggio al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, si terrà una serie di workshop, organizzati dal Museo e da Icom Italia, in occasione della Giornata Internazionale dei Musei.

“Creare Connessioni con le Collezioni” è il tema dell’anno e il titolo scelto per la giornata, che vedrà esperti e professionisti del settore confrontarsi su alcune delle tendenze in atto. Digitale, partecipazione, sviluppo sostenibile e accessibilità sono solo alcuni dei temi che saranno affrontati nell’ambito dei 6 incontri. Per uno sguardo dettagliato al programma e per iscrivervi gratuitamente cliccate qui.

#svegliamuseo è onorato di partecipare alla discussione e sostenere quest’iniziativa, che rappresenta un momento di incontro e scambio per i professionisti della cultura in Italia. La #svegliamuseo crew è social media partner dell’evento e Francesca sarà relatrice durante il workshop “Digitale Museale. L’evoluzione dei linguaggi a servizio di una strategia integrata”.

Come sempre, potrete seguire il live tweeting dell’evento: non perdete d’occhio l’hashtag #IMD2014

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con i moderatori delle varie sessioni per “stuzzicare il vostro appetito” e avere una piccola preview di quello che verrà discusso.

Tradizionalmente, i musei sono istituzioni elitarie che studiano e preservano le collezioni attraverso approcci razionali e obiettivi. Sempre di più, queste istituzioni si stanno aprendo a nuovi metodi, riconoscendo che l’interpretazione è importante tanto quanto la conservazione e la ricerca. La stessa definizione di museo di ICOM riflette questo cambiamento, sottolineando un contesto aperto in cui i contenuti sono presentati ed esplorati al fine di soddisfare un ampio pubblico di differenti età, abilità e backgrounds. La discussione del 17 maggio analizzerà proprio le sfaccettature delle trasformazioni in atto nel settore.

Che faccia ha il museo contemporaneo?

jupiesco/CC BY-ND 2.0

jupiesco/CC BY-ND 2.0

In passato i musei erano gli unici a racchiudere, tra corridoi silenziosi ed edifici maestosi, il sapere di arte, scienza, tecnologia (rimandiamo a questo video per una riflessione spiritosa, ma estremamente lucida, su quali siano le componenti di un museo). Oggi, tuttavia, il sapere è diffuso ovunque sulla rete, a distanza di click o tap. Questa rivoluzione spinge le istituzioni ad analizzare il loro ruolo in profondità, domandandosi quale sia la loro stessa ragione d’essere in un mondo in cui la conoscenza non esiste solo all’interno di quattro mura. Come si evolvono gli strumenti fondanti di queste istituzioni? Che ruolo hanno la collezione, il sapere, l’esperto, l’autorità, di fronte al cambiamento sociale che sta avvenendo? Il workshop “Curatori e conservatori. Supereroi nel museo contemporaneo?” si propone di rispondere a queste domande.

La voce del museo contemporaneo non è più unica ma molteplice. Le istituzioni riconoscono sempre di più la necessità di partecipazione delle comunità così che la creazione di significato delle collezioni sia un processo condiviso e collettivo, piuttosto che autoritario e prefissato. Il workshop “Musei | Pubblici | Risonanze. Biografie culturali e autobiografie in dialogo” ci propone una riflessione in questo senso. Ma come i musei possono porsi nella ricerca attiva di queste connessioni con differenti comunità?

I musei – spiega Silvia Mascheroni – hanno responsabilità sociale e tale responsabilità è legata alle specificità dell’istituzione e alla sua missione. Il museo deve porsi in una posizione “aperta” e “di ascolto” nei confronti della collettività; deve interrogarsi sul proprio ruolo e la propria funzione per interagire con la contemporaneità, caratterizzata da elementi di complessità e di dinamismo.

highersights / CC BY-NC-SA 2.0

highersights / CC BY-NC-SA 2.0

Silvia continua spiegandoci che il concetto e la funzione del museo, realtà storicamente privilegiata per offrire la rappresentazione della nostra storia e di noi stessi, vengono ripensati e modificati, accogliendo le istanze di partecipazione di interpretazione, espresse dai cittadini di diverse provenienze e biografie culturali. Inoltre, Le istituzioni culturali possono combattere diversi fenomeni di esclusione, proponendosi quali luoghi di sperimentazione, per promuovere nuove forme di cittadinanze interculturali, sostenendo la coesione sociale.

Questa riflessione ci connette ai temi del workshop “Il Museo di tutti. Esperienze di inclusione e accessibilità”. Il concetto di “design universale” insegna che i visitatori sono differenti nel modo in cui accedono ai contenuti e alle esperienze offerte da un museo. Ad esempio, i visitatori con disabilità sono spesso marginalizzati perché impossibilitati a “immergersi” a pieno nelle mostre e attività a causa di limitazioni nel design o nel modo in cui i contenuti possono essere fruiti. Più in generale, diversi backgrounds, learning styles e abitudini possono influenzare l’accesso alle collezioni da parte di tutti i visitatori. In questo senso, il workshop permetterà di riflettere su come i concetti di inclusione e accessibilità si stanno evolvendo nel panorama italiano.

Il museo “diffuso”: strumenti digitali, reti e sostenibilità

Il cambiamento che i musei si trovano ad affrontare non può prescindere da una discussione sui temi del digitale, che vedono le istituzioni “espandersi” al di là delle proprie mura e raggiungere, attraverso la rete, pubblici che potrebbero non visitare mai la sua sede fisica. Sebbene stiamo assistendo a una rivoluzione di approcci e strumenti, Paolo Cavallotti, moderatore del workshop “Digitale Museale”, nota come spesso questi strumenti, che includono l’adozione di tecnologie nuove, spesso costose e impegnative, risultino in esperienze che possiedono le stesse limitazioni di metodi di interpretazione più tradizionali. Esiste un eccesso di frenesia nell’essere a tutti i costi tecnologicamente “cutting edge” senza un’accurata riflessione su quale strumento sia utile a cosa.

Laurence Vagner/CC BY-NC-SA 2.0

Laurence Vagner/CC BY-NC-SA 2.0

Paolo continua spiegando che la vera rivoluzione deve passare attraverso un incontro armonico tra tre mondi: il proprio museo, il proprio pubblico, i linguaggi e le peculiarità offerti dalle nuove tecnologie. Questo percorso, prima ancora di avere un impatto all’esterno, deve essere intrapreso internamente, coinvolgendo funzioni e persone differenti. In questo senso, chi si occupa della strategia digitale deve essere un facilitatore sia interno al museo sia come tramite con l’esterno, in grado di raccogliere e introdurre spinte e opportunità. In altre parole, chi lavora alla strategia digitale non può avere la pretesa di essere un esperto di tutti gli strumenti in un settore che si evolve con estrema rapidità, ma deve rendersi tramite, “antenna” di tendenze e approcci.

Ma la “rete”, talvolta, non è solo quella virtuale. Per garantire la propria sopravvivenza e rilevanza nella società contemporanea, i musei si trovano a dover re-inventare
strategie e modelli. Il workshop “Da locale a connesso. I musei lombardi si mettono in rete” discuterà proprio questo.

A mio parere fare rete significa innanzitutto condividere esperienze, in senso ampio: progetti, modelli organizzativi e gestionali, risorse – spiega Maria Grazia Diani.

La condivisione a livello progettuale consente un impiego più razionale delle risorse e di aver un maggior ‘peso’ nella presentazione delle proposte nei confronti degli enti di riferimento. La progettazione condivisa richiede d’altro canto una forte capacità di mediazione tra soggetti e posizioni differenti e anche tra contesti differenti.

jairoagua/CC BY-NC-SA 2.0

jairoagua/CC BY-NC-SA 2.0

#svegliamuseo evidenzia spesso la necessità di collaborazione e lavoro condiviso, ma quali sono, in pratica, i pro e i contro del lavoro in rete? Maria Grazia collega gli aspetti positivi ai risultati dell’azione del lavoro in rete, che in genere ha un impatto più ampio. Inoltre occorre considerare l’opportunità di un’ottimizzazione delle risorse e infine la possibilità della nascita di comunità di pratica su tematiche condivise. Le resistenze, invece, derivano da una a una maggiore complessità dell’azione: lavorare in rete significa lavorare di più, ma anche potenzialmente lavorare meglio; inoltre la condivisione dei risultati può essere letta come un potenziale rischio di perdita di individualità: la rete nel suo insieme e non il singolo istituto diventa il punto di riferimento.

Il discorso sulla sostenibilità si estende maggiormente durante il workshop “Dalla complessità alla sostenibilità. Evoluzione, usi e tendenze degli spazi non espositivi dei musei”.

La crisi economica – spiega Luca Pozzuolo –  ha posto nuove sfide ai musei e si fa strada l’esigenza di una forte “accountability”, di una trasparenza sui sistemi di gestione, sugli effetti e sugli impatti prodotti dai musei in senso allargato, in termini economici, di ruolo sociale, di ruolo culturale. La missione culturale del museo nel produrre e diffondere conoscenza, non è più l’unica garanzia di utilità sociale, attività meritoria di per sé e fuori da ogni discussione. Conta – e sempre di più – il come questa attività si dispieghi nella pratica: con quali costi rispetto ai benefici?, con quale utilizzo di risorse pubbliche e private e con quali ritorni sui cittadini?, con quali effetti sociali e culturali, privilegiando quali tipi di utenza?

Luca Pozzuolo continua spiegando che, nella sempre più necessaria necessità di aprirsi alle risorse private, un uso consapevole delle stesse deve tenere conto di diversi livelli di sostenibilità. Economica, ambientale, sociale, ovvero la capacità di coinvolgere ampi strati della popolazione; culturale, ovvero la scelta di linguaggi e narrative in grado di coinvolgere gruppi di utenti, anche molto differenziati per attitudini culturali di base e caratteristiche socio-demografiche.

Data questa riflessione sulle complessità che i musei si trovano ad affrontare nell’aprirsi al concorso delle risorse private, il ruolo delle associazioni di settore diventa molto importante. ICOM, infatti, può dar vita a una discussione e a una valutazione critica dei risultati conseguiti, anche in termini di orientamento di queste risorse alla mission culturale e al bene pubblico.

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