Il LACMA è su Snapchat – ma cos’è Snapchat?

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In questi giorni è tutto un gran parlare di Snapchat in ambito museale. E voi direte “Fermi tutti. Abbiamo appena letto centinaia di pagine dell’ebook di #svegliamuseo e questo Snapchat non compare da nessuna parte! Di cosa state parlando?” E avete ragione. Snapchat non è stato inserito nella disamina dei singoli canali social del nostro ebook ed è, anzi, un social network che è ancora alquanto sconosciuto in Italia, soprattutto se avete più di 18 anni.

Ma il mese scorso il LACMA di Los Angeles ha aperto un profilo su questa piattaforma e ha scoperchiato il famoso vaso di Pandora.

Snapchat è un social network di nuova generazione, utilizzabile solo da smartphone e rivolto soprattutto ad una fascia di utenti molto giovani. Le ricerche dimostrano che il 43% dei ragazzi tra i 12 e i 22 anni si connette a questa piattaforma almeno una volta al giorno e Snapchat si posiziona al quarto posto – dopo Facebook, YouTube e Instagram – tra i social media più utilizzati da chi ha terminato le superiori nel 2014, vale a dire la classe dei diciottenni che tanto fa gola ai musei, dal momento che gli adolescenti sono una delle categorie più difficili da attrarre.

L’utilizzo di base di Snapchat è la condivisione con amici e fan di foto, video e immagini modificate. I video possono durare al massimo 10 secondi ed è possibile modificare le foto e inserire filtri, didascalie, ma anche disegni di qualsiasi tipo, scegliendo i colori e trascinando il dito sullo schermo. La peculiarità di Snapchat è che ogni contenuto scompare dopo 10 secondi, giusto il tempo per l’utente di visualizzarlo e – se è veloce – di fare uno screenshot. Snap! Basta, finito. Una volta che una foto o un video sono stati visualizzati, non è più possibile vederli una seconda volta.

Sarà per questo senso di immediatezza e di “carpe diem” che piace così tanto ai giovani e non è molto apprezzato dagli adulti? (E – mi sento di aggiungere per correttezza verso i musei che stanno considerando di aprire un account su Snapchat – sarà per questo che è anche il primo canale di “sexting”?)

Una seconda e interessante funzione di questo social sono le “storie” , vere e proprie compilation di singoli “snap” che rimangono visibili da fan e amici per 24 ore. Gli stessi gestori della piattaforma hanno ammesso che questa feature sembra oggi essere molto più apprezzata rispetto agli snap di 10 secondi, e questo probabilmente accade perché nessuno sa rinunciare a una buona storia. Un esempio? Questo artista gestisce profili aziendali su Snapchat del calibro di @WaltDisneyWorld e si dedica a esplorare le infinite potenzialità della piattaforma anche nel suo tempo libero: vale sicuramente la pena dare un’occhiata a quello che fa per capire come su Snapchat ci sia molto di più che le foto in biancheria intima dei sedicenni in crisi ormonale.

Detto questo, cosa c’entrano i musei? C’entrano, perché alcuni di loro non si sono fatti scappare un’occasione così preziosa di stabilire una connessione con il pubblico più giovane. Maritza Yoes, social media manager del LACMA, ha detto: “Il nostro interesse in Snapchat deriva in primo luogo dall’entusiasmo che abbiamo per gli approcci sperimentali ai social media. Questo canale è il migliore per raggiungere i fan più giovani, ma è anche un’occasione per noi per giocare e sperimentare: è un luogo in cui possiamo creare storie e esperienze che raccontino il museo, le collezioni e lo staff. Il nostro pubblico vuole essere parte di tutto questo, e Snapchat ci fornisce un link diretto a una tipologia di audience che è incredibilmente interessata e ricettiva”. E se siete su Snapchat e iniziate a seguire @lacma_museum, capirete di cosa stiamo parlando.

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Oggi su Snapchat gli account museali stanno iniziando a spuntare come funghi: negli Stati Uniti ci sono anche il San Francisco MOMA (che pare sia presente già da un anno, ma con un utilizzo saltuario), il Blanton Museum di Austin (username: blantonmuseum), il Museum of Contemporary Art of Chicago (username: mcachicago) e il Georgia Museum of Art (username: georgiamuseum), mentre in Europa si è appena registrato l’Horniman Museum di Londra (username: hornimanmuseum) e sicuramente ne sentiremo altri nei prossimi giorni.

Qual è il nostro consiglio ai musei italiani? Valutate bene prima di decidere. Snapchat non è Facebook e la gestione di un profilo museale su questa piattaforma richiede molta più cura dei contenuti e molta più creatività, perché abbia successo. Un pubblico di teenager e di giovani è più difficile da accontentare, e un messaggio che arriva direttamente a ogni fan nel suo inbox è molto più invasivo di un post da visualizzare in news feed. Senza dimenticare che anche il museo potrebbe ricevere decine di video e foto degli utenti, e potrebbero non essere tutti scatti realizzati nelle gallerie, diciamo così.

Quindi, se avete una persona che si occupa di social media a tempo pieno, se il museo ha contenuti che possono essere adattati a un formato “young and easy”, se gli adolescenti sono il vostro target e siete alla ricerca di un modo per stabilire una connessione online, allora Snapchat potrebbe essere la piattaforma che fa al caso vostro e qui trovate un primo tutorial per iniziare. Se avete risposto no anche solo a uno di questi requisiti, forse è meglio che vi dedichiate di più alla cura dei social media che avete già attivi e che aspettiate prima di lanciarvi in un turbinio di snap.

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