#IMD2014, takeaways e risorse dall’incontro “Creare Connessioni con le Collezioni”

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Sabato 17 maggio 2014 lo #svegliamuseo team ha partecipato all’incontro Creare Connessioni con le Collezioni organizzato dal Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia di Milano, in collaborazione con ICOM Italia, in occasione della Giornata Internazionale dei Musei.

Mentre Francesca partecipava come speaker al workshop “Digitale museale”, Aurora e Alessandro procedevano a suon di tweet nelle varie sessioni e Valeria metteva insieme i pezzi da Oltreoceano (qui lo Storify).

Che dire, non possiamo che essere soddisfatti per la partecipazione ad un evento che non ha fatto che ribadire quanto il bisogno di fare “community” intorno a specifiche pratiche nel settore museale sia sempre più una necessità del nostro Paese. All’evento hanno infatti partecipato circa 150 persone tra professionisti museali, consulenti, studenti e appassionati.

Ecco di seguito un riassunto a quattro mani dei concetti chiave che si sono dibattuti durante la giornata. Ringraziamo i relatori e i moderatori delle sessioni che sono stati così gentili da condividere risorse, slides e bibliografie di riferimento.

La giornata si è aperta con una sessione plenaria incentrata sulla XXIV Conferenza Internazionale di ICOM che si terrà a Milano dal 3 al 9 luglio 2016. Daniele Jalla, del direttivo di ICOM Italia, ha ricordato la necessità di attrezzare la città e i nostri musei all’arrivo dei 3500 congressisti. Dal momento che il tema dell’incontro sarà “Musei e Paesaggi Culturali“, Jalla ha  descritto i 3 “paesaggi” della museologia:

1. Le collezioni: il paesaggio “ordinario”, paragonato ad un bouquet di fiori, diversi e ricomposti, ma pur sempre recisi

2. Il patrimonio: una “specie protetta”, di cui dovrebbe essere compito del museo occuparsi, proteggendolo dai danni dell’urbanizzazione

3. Il territorio: è la città moderna, ricca di “bio-diversità” (fatta di autostrade, di murales come quelli di Banksy… ) di cui il museo deve parimenti occuparsi. La tutela del territorio andrebbe trasformata in un’attività “museocentrica”.

Curatori e conservatori. Supereroi nel museo contemporaneo?

Il workshop ha generato una discussione intorno alle domande: assistiamo oggi ad una perdita del ruolo del conservatore? E come deve/può cambiare questo ruolo in base a come stanno cambiando i musei?

Laura Basso, del Museo di Arte Antica e Pinacoteca del Castello Sforzesco, ha sollevato il problema dello scarso ruolo decisionale del curatore, soprattutto in merito alla decisione finale sui prestiti delle opere, la realtà più dinamica di ogni museo in un mondo dominato dalle mostre.

Mario Marubbi, dei Musei Civici di Cremona, ha rincarato la dose chiedendosi come sia possibile che lo staff museale oggi sia esautorato dal creare politiche culturali autonome. Una possibile soluzione? Confrontarsi, su problematiche comuni, con la comunità allargata dei curatori.

Luciana Tasselli (Museo della Scienza di Milano), ha voluto ricordare come la figura del curatore dipenda molto dalla tipologia del museo in  cui opera, e si è chiesta a cosa debba dare centralità lei, come conservatore, nel suo lavoro.

Giulia Formenti, del Museo MA*GA di Gallarate, ha, infine, ricordato come il curatore debba sapersi rinnovare e, soprattutto, debba saper instaurare un dialogo costante con gli altri operatori del museo per poter mantenere vivo il suo ruolo, centrale, di “collettore”.

La conclusione? Che i curatori non sono affatto dei supereroi, se non al massimo nel far quadrare i conti (propri e del museo) a fine mese, ma restano, insieme alle collezioni, il cuore pulsante senza il quale il museo non può vivere (nonostante molto spesso le amministrazioni se ne dimentichino).

Digitale museale. L’evoluzione dei linguaggi a servizio di una strategia integrata

Il workshop condotto da Paolo Cavallotti, responsabile Internet e Media interattivi del Museo della Scienza, è stato impostato come un dialogo a più voci sul tema dell’utilizzo del digitale nella vita quotidiana dei musei.

Luca Melchionna del Mart ha aperto il confronto con un tema provocatorio, invitando chi opera nel contesto museale a smettere di lamentarsi delle difficoltà e a impegnarsi per trasformare gli oggettivi problemi del settore in sfide che stimolino la creatività.

Elisa Tessaro ha spiegato come la mission del Muse sia un punto di riferimento costante per orientarsi nelle scelte di comunicazione online: il museo si interroga sempre su quali siano le proprie parole chiave e il settore digital segue di pari passo le evoluzioni “in real life”. Elisa ha evidenziato anche come la sperimentazione con i nuovi strumenti sia estremamente utile per mettersi alla prova e imparare da altre realtà, sia in Italia sia all’estero (un esempio in quest’ottica è la #MuseumWeek, che ha permesso al museo di mettersi in gioco e di iniziare a costruire una rete di relazioni con le altre istituzioni). È solo provando gli strumenti in prima persona che si può sbagliare e capire cosa funziona meglio o peggio con il proprio pubblico.

Carlotta Margarone di Palazzo Madama ha posto l’accento sull’importanza dei processi di valutazione degli strumenti onlineSenza l’analisi dei risultati, è impossibile capire il proprio pubblico e poter scegliere le piattaforme migliori da usare per comunicare con esso. Rimane cruciale, quindi, saper individuare i linguaggi del museo e saperli differenziare a seconda dei canali su cui ci si muove e dei bisogni delle comunità che li utilizzano.

Infine, un argomento centrale per tutti gli oratori è la necessità che il digitale diventi sempre più un processo collaborativo in grado di coinvolgere tutti i dipendenti del museo, con un “approccio allargato” all’uso dei social media che si estenda anche a chi non si occupa direttamente di web e che moltiplichi i punti di vista e le voci del museo.

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I canali online utilizzati dal Muse, in ordine di grandezza sulla base dell’importanza per il museo (dalle slide di Elisa Tessaro)

Musei | Pubblici | Risonanze. Biografie culturali e autobiografie in dialogo

I progetti presentati durante il workshop hanno promosso l’interazione con e tra visitatori di ogni provenienza culturale. Il museo, sempre più sensibile alla relazione con le diverse comunità, non è l’unico interprete di una storia singola e ufficiale, ma attiva un intreccio tra la biografia degli autori e delle opere con la moltitudine delle storie personali.

Rimandiamo al sito Patrimonio e Intercultura per approfondimenti sui casi citati durante il workshop e il reperimento di materiali e risorse correlate.

Da locale a connesso. I musei lombardi si mettono in rete

Cosa significa fare rete tra musei oggi? Che tipo di relazioni si possono stabilire sul territorio e per il territorio? In Lombardia da 10 anni operano le reti regionali di musei, così definite: “Realtà autonome istituzionalmente e prive di una direzione e di un controllo unitari, che stabiliscono relazioni non competitive attraverso l’elaborazione di progetti specifici di collaborazione”. Ad oggi sono 8 (potete trovare qui l’elenco) e includono circa 100 istituti.

Maria Gregorio, coordinatrice dei musei letterari per ICOM Italia, ha sottolineato come le reti abbiano un forte radicamento sociale e politico nei territori in cui sono insediate. Prendendo spunto dalle teorie di Fredi Drugman, la dott.ssa Gregorio ha elaborato per le reti la necessità di avere un museo “caposaldo” che funga da mediatore, e un collegamento che sia da una parte ideologico, dall’altro più strettamente pratico.

Ma qual è la forza maggiore di una rete? Marco Baioni e Claudia Mangani, rappresentanti della rete MA_net (Musei Archeologici delle province di Brescia, Mantova e Cremona) l’hanno individuata nella comunicazione e nella divulgazione (tanto che loro hanno appena prodotto una app per smartphone e tablet!).

E come fare quando unire “fisicamente” i musei diventa difficile? Si possono creare mostre tematiche virtuali, come hanno fatto i partecipanti alla rete dei Musei per la storia in Lombardia, rappresentati oggi da Gigliola de Martini (Musei Civici di Pavia).

Molto interessante anche l’esperienza della rete dei 7 orti botanici lombardi, di cui ci hanno parlato Gabriele Rinaldi e Francesco Zonca (Orto Botanico di Bergamo): oltre a collaborazioni e progetti unitari, hanno creato un insieme di figure professionali e strutture che si occupano specificamente della gestione della rete. Tra le loro attività? Quelle di fundraising (attraverso “campagne di adozione”), per potersi sostenere (anche) a vicenda.

E se temete che la rete annulli le individualità, non è affatto così. Una rete, se “ben tesa”, aiuta non solo a creare progetti impensabili da soli, ma impedisce anche, talvolta, che piccole realtà siano costrette a chiudere.

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Dalla complessità alla sostenibilità. Evoluzione, usi e tendenze degli spazi non espositivi dei musei

Il workshop ha analizzato i servizi “altri” offerti dai musei in un’ottica di crescita sostenibile.

Luca Dal Pozzolo, dall’Osservatorio Culturale del Piemonte, ha evidenziato come dati esperienziali quali la possibilità di bere un caffè o acquistare un souvenir al bookshop influenzino la percezione totale della visita. Il Museo deve quindi sapersi aprire verso “l’altro”: il Museo della Scienza di Milano, come spiega Mauro Bonazzoli, l’ha fatto, ad esempio, non limitando le sua attività a convegni e incontri di carattere scientifico.

Il Web, inoltre, ha ormai cambiato il modo in cui il visitatore percepisce gli spazi, come ci ha ben spiegato Sarah Dominique Orlando, progettista indipendente (potete trovare qui una presentazione del suo lavoro). Sempre di più, infatti, l’esperienza della visita “fisica” si sovrappone a quella digitale, per esempio attraverso l’utilizzo di mappe interattive online.

Francesca Debolini (Soprintendenza di Brera) ci ha ricordato invece come i servizi di un museo (dall’accoglienza agli archivi, passando dalla biblioteca al servizio editoriale, così come gli uffici e i depositi) debbano essere strettamente integrati alla sua organizzazione, anche spaziale. A Brera si sono preoccupati di tradurre in realtà queste teorizzazioni, e il risultato potrete apprezzarlo cliccando qui.  

Allo stesso modo, ottimizzando gli spazi, il museo può divenire anche “eco-sostenibile”, come ha precisato nel suo intervento Michela Rota, del Politecnico di Milano. E il coinvolgimento dello staff nelle politiche ambientali del museo è il gradino indispensabile per rendere effettiva la svolta sostenibile.

Il Museo di tutti. Esperienze di inclusione e accessibilità

Cosa vuole dire la parola “inclusione” nei musei? Non tutti facciamo esperienze nello stesso modo.

Carlo Riva (L’Abilità ONLUS) ha presentato il progetto “ScienzAbile”, una collaborazione tra l’associazione e il Museo della Scienza. Il progetto si è focalizzato sulla realizzazione di schede di pre-visita disponibili e scaricabili dal sito del museo. Le schede sono progettate per essere efficaci e pratiche, infatti non è necessaria la presenza di un operatore, ma la preparazione del bambino può essere fatta anche da un genitore o da un insegnante.

Matteo Galli (Le voci della città) ha presentato il lavoro svolto e i progetti realizzati presso il Museo degli strumenti musicali all’interno del castello Sforzesco di Milano.

Giuseppe Pitti (Commissione Accessibilità – ICOM Italia) ha condotto una panoramica sullo stato dell’arte e delle ricerche sull’accessibilità condotte all’interno della rete di musei ICOM. La ricerca ha evidenziato come ci sia ancora molto lavoro da fare per eliminare le barriere architettoniche nei musei ma – soprattutto – per abbattere le barriere mentali (qui le slides della presentazione).

Annamaria Ravagnan (Direzione Generale Culture, Identità e Autonomie – Regione Lombardia) ha parlato del corso indetto dal suo ufficio e dei risultati che ha portato. Cristina Miedico, conservatrice presso il Museo Archeologico di Angera, ha raccontato dei progetti sperimentali proposti, uno dei quali, tra quelli di maggior successo, è stato “Occhi chiusi e vetrine aperte”: un percorso tattile del lapidario del museo, aperto a tutti, con le schede reperto in Brail.

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