Museum of Art & History di Santa Cruz: “non abbiate paura di sperimentare!”

1Il Museum of Arts and History di Santa Cruz non è uno dei primi musei che balza nell’immaginario collettivo del pubblico italiano come istituzione all’avanguardia nell’ambito dei social network e della comunicazione online. Invece dovremmo proprio includerlo nelle prime posizioni.

Il museo è diretto da una certa Nina Simon, autrice del volume “The Participatory Museum” e del popolare blog Museum 2.0, è attentissimo ai bisogni della comunità con cui interagisce senza soluzioni di continuità così come per il coinvolgimento dei pubblici.

Tutto ciò si traduce nella mission del MAH che è quella di “far partire esperienze condivise e connessioni inaspettate”. Ma il passaggio principale, che potrebbe spiegare ancora meglio l’approccio del museo di Santa Cruz, è la frase che chiude la presentazione del museo: “Ci sarebbero molte cose che potremmo dirvi sulla nostra organizzazione. Ma la cosa più importante è che noi siamo qui per voi – la nostra comunità”.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare Elise Granata, Community Engagement & Marketing Associate del MAH: speriamo che le sue risposte vi siano utili e vi servano da ispirazione.

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Quale background

1. Quante persone lavorano nel vostro reparto di comunicazione e social media?

E: Non abbiamo esattamente un dipartimento dedicato ai social media. Tutto il personale e anche gli stagisti hanno libero accesso a tutti i profili social del MAH. Questa soluzione aumenta di molto il respiro e la varietà dei contenuti che siamo in grado di postare: il personale e gli stagisti sono generalmente sparsi in diversi luoghi del museo durante tutta la giornata o durante eventi particolari. Vedono cose diverse e vivono momenti diversi. Limitare la possibilità di postare e condividere ad una persona sola restringerebbe di molto la molteplicità di prospettive che invece otteniamo con questo sistema.

Detto questo, ovviamente abbiamo delle linee guida per l’utilizzo di Facebook e Instagram per regolamentare e uniformare i contenuti postati (v. sotto)

La mia posizione lavorativa (Marketing & Engagement Coordinator) è la cosa più vicina ad un dipartimento social media, mi occupo della gestione quotidiana delle nostre piattaforme social con particolare attenzione a Facebook e Instagram e sono in prima linea nell’interazione con le persone che vogliono parlare con noi attraverso questi canali. Ho conseguito una laurea in Arts Management alla State University di New York al Purchase College.

2. In quale modo e con quale criterio il Museum of Arts & History ha scelto e usa i suoi canali social, quale strategia utilizza per renderli interessanti per il pubblico e che tipo di audience raggiungono?

E: Il MAH ha un account su Facebook, Instagram, Twitter, YouTube, Vimeo, Flickr e Pinterest. Ecco quali sono gli approcci per i diversi canali:

Facebook: è il nostro canale social principale e più importante (secondo solo al nostro sito web). Qui postiamo principalmente contenuti che riguardano eventi che si svolgono in sede (o comunque nel nostro distretto territoriale): promozione di eventi futuri o condivisione di contenuti multimediali di eventi o incontri passati. Facebook e Instagram sono i due canali comunicativi più popolari con cui la comunità locale entra in contatto con il MAH, così concentriamo i nostri contenuti migliori e più coinvolgenti su questi due media.

Instagram: dietro le quinte, day-to-day, foto meno “patinate” o ufficiali possibili. Condividiamo immagini sulla preparazione di un evento, momenti divertenti durante una lezione di yoga dopo una riunione dello staff oppure una foto di com’è meraviglioso il cielo un mercoledì pomeriggio dietro al nostro grande cartellone “Partecipate”.

Twitter: è utilizzato per segnalare e collegare il museo con altre istituzioni e per realizzare call-to-action più estese (infatti il nostro account è seguito principalmente da utenti non residenti in zona). Vengono programmati solo 2-3 tweet a settimana. In futuro sarei interessata a capire come poter aumentare, migliorare e far decollare il nostro utilizzo e coinvolgimento su Twitter durante i nostri eventi. Ci sono così tanti bei momenti, ma brevi, che potrebbero essere ben inquadrati e “fermati” in un tweet.

YouTube e Vimeo: Vimeo ospita i nostri contenuti video meglio prodotti e potremmo definire più “ufficiali”, mentre YouTube funge da archivio in rete.

2Flickr: è prevalentemente uno strumento per il personale museale e gli stagisti durante l’organizzazione e la realizzazione di eventi, per la ricerca di immagini da inoltrare alla stampa, per mostrare il nostro lavoro ai collaboratori, ecc.: carichiamo indistintamente tutte le foto di un evento su questa piattaforma e poi scegliamo le 40-50 migliori da pubblicare su Facebook.

Pinterest: un modo semplice e lineare per raccogliere idee per i nostri eventi  dividendoli per temi specifici. Abbiamo una board per ognuno dei nostri eventi a tema e raccogliamo anche le ispirazioni visive che il tema stesso ha suggerito. Un esempio è “Poetry and Book Arts Extravaganza”, che è piena zeppa di trucchi incredibili su cosa poter fare con la carta e con i libri.

3. Qual è o quali sono le vostre principali strategie di coinvolgimento del pubblico?

E: Non abbiamo una vera e propria strategia articolata per il coinvolgimento sui social media. Ufficiosamente, cerchiamo di essere autentici nel tono e tempestivi nelle risposte.  La frase chiave della nostra vision (“accendere/suscitare esperienze condivise e connessioni inaspettate”) è un aspetto che trascende la filosofia dello staff e si riflette nella nostra voce sui social media.

Un esempio di come manifesta questa si manifesti, è la lunghezza delle didascalie che aggiungiamo a Facebook e Instagram: per quanto possiamo (a seconda del volume delle attività con cui  abbiamo a che fare), cerchiamo di utilizzare delle didascalie brevi e “di facile condivisione”. La loro funzione è quella di far partire una conversazione, non di finire la storia.

Qualche tempo fa abbiamo organizzato un evento chiamato PechaKucha,  ovvero una serie di brevi incontri. Piuttosto che una lunga e descrittiva didascalia con tutti i dettagli sull’evento (per esempio: PechaKucha è una breve serie di conferenze incentrate sul tema dell’ossessione dalle 6.30 alle 8 di stasera), ho preferito invece scrivere qualcosa di breve e accattivante: “Serata PechaKucha: l’unico posto in  città  dove poter parlare della propria ossessione per i segni di pace di fronte a 200 persone. (Forse). Biglietti disponibili a partire dalle 4.30”. È questione di renderlo “condivisibile” sui social. Si tratta di calamitare le persone e di guidarle fino alle pagine dedicate che abbiamo già riempito di strumenti utili per capire e – ovviamente – delle classiche informazioni necessarie alla partecipazione all’evento.

44. Da molto tempo e per diversi anni, siete molto attenti e dedicate molto tempo ai programmi scolastici e alle risorse utili per educatori ed insegnanti. Quali sono i vostri obiettivi principali e quali vantaggi/risultati avete ottenuto?

E: I nostri obiettivi principali sono quelli di mettere in comunicazione studenti e insegnanti con l’arte, la storia e la cultura in un modo che sia rilevante per loro. Facciamo questo offrendo loro delle esperienze pratiche e pensando a come l’arte e la storia possano entrare in relazione con la vita quotidiana di uno studente. Per quanto riguarda gli insegnanti, vogliamo essere una risorsa per loro che possa aiutarli ulteriormente nell’insegnamento, sia che si svolga in classe sia che avvenga in museo. Ci auguriamo che fornendo tour specifici e risorse educative per educatori, insegnanti e studenti, loro tornino in museo e sperimentino praticamente tutto ciò che abbiamo da offrire loro.

5. Questa è la parte più importante della nostra intervista in cui si passa ai consigli diretti. Immagina di avere di fronte a te un direttore/curatore/responsabile di un piccolo museo italiano. Quale consiglio o suggerimento vorresti dargli per avviare una strategia sui social media o di coinvolgimento per il loro pubblico?

E: Non abbiate paura di sperimentare. Ci sono così tante risorse e strumenti per ricevere rapporti dettagliati e monitorare la vostra attività social: Google Analytics, Facebook Insights, MailChimp Reports sono solo alcuni dei sistemi che utilizziamo per il nostro museo. Approfittate di questi feedback istantanei per rimanere costantemente informati su come si sviluppa (e come potete migliorare) la vostra attività social. Infine, tenetevi lontani anni luce dai punti esclamativi (http://museumtwo.blogspot.com/2011/07/no-more-exclamation-points.html).5