Nel sud del sud dei Santi. Comunicare la cultura nel meridione.

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Da napoletano emigrato a Milano, ho presto scoperto che la percezione nazionale arrivava fino a Roma, lasciando al sud un’aurea di voci e storie, spesso incontrate in qualche viaggio estivo. Mi sono trovato a parlare, a volte, di grandi realtà culturali dell’Italia meridionale ignote anche a chi di divulgazione di cultura se ne occupa per mestiere, come il Sole 24 Ore. E forse ho anche capito perché queste voci non giungessero fino ai centri economici del Paese.

A sud c’è più di metà del Paese: la seconda e la terza regione per abitanti (Campania e Sicilia), ci sono i santi, i navigatori e i poeti che hanno contribuito all’identità nazionale; ci sono i mari, che hanno dialogato per secoli col resto del Mediterraneo; vi sono le città di Greci, Romani, Cartaginesi, Normanni, Angioini e Arabi. E mi ha fatto riflettere che Marsiglia potesse permettersi un Museo del Mediterraneo e non Napoli o Palermo, relegate ad uno stato di metropoli di periferia. A sud, e questo forse è qualcosa che dovrebbe avere banco nei centri dell’amministrazione, c’è anche la parte più giovane della popolazione italiana.

logo-madre-300x225 Se partissimo dal nord dell’Italia meridionale, cioè la Campania, incontreremmo subito una caratteristica del territorio meridionale: eccellenze e decadenze. L’eccellenza a Napoli, per la comunicazione museale, la detta il MADRE. Dopo un periodo difficile sotto la direzione Cicelyn, che ha visto il museo rischiare la chiusura, la rinascita sotto Viliani ha fatto vincere il premio di miglior museo d’Italia dato da Artribune: nuovo logo, nuovo sito, una programmazione dettagliata sia delle mostre che delle attività, una sala conferenze dove confrontarsi con dibattiti, e con una grande lavagna dove critici, artisti e persone possono scrivere idee e considerazioni.

Il MADRE ha quattordicimila fan su Facebook, pubblicizza le sue serate musicali sui social, tra cui Twitter e You Madre Napoli, una piattaforma il Museo e gli utenti possono postare video e interagire.

Agli antipodi c’è il MANN, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il MANN custodisce i reperti e le opere dei due siti archeologici più importanti in Europa, e tra i primi al mondo: Pompei ed Ercolano. Eppure, se a Pompei ogni anno vi sono due milioni e trecentomila visitatori (dati Istat 2012) – e il dato è in crescita – al MANN, tesoro di Pompei, ve ne sono trecentomila circa, e il dato è immutato dal 1996. A spiegare questo scarto di due milioni di persone tra il sito e il Museo dove sono custoditi i reperti può darci una mano la comunicazione. Il Museo non ha un proprio dominio su internet (si tratta, infatti, di una pagina interna al sito della Soprintendenza), ha una pagina Facebook con meno fan del Museo Archeologico di Milano, che di certo non gode della stessa collezione del MANN. Gli eventi non hanno altra pubblicità che il sito e il passaparola. Con un’area metropolitana di tre milioni di persone, e circa due milioni di turisti l’anno, il Museo non può permettersi trecentomila ingressi.

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Attività archeologico-creative per i più piccoli al Museo Archeologico di Salerno (fonte: pagina Facebook del Museo)

Al contrario, il Museo Archeologico Provinciale di Salerno vive un’importante attività culturale. Aperto nel febbraio 2013 dopo un lungo periodo di chiusura, ha rinnovato l’allestimento esponendo materiale dei magazzini e inserendo video 3D, e soprattutto arrivando alle persone con una comunicazione moderna e immediata: un sito proprio, una pagina Facebook pronta a pubblicizzare le attività del museo in modo diretto, laboratori per bambini, presentazioni di libri, concerti, percorsi didattici, l’iniziativa “compleanno al Museo”, dove i bambini possono festeggiare giocando con la storia, e anche proiezioni, come il film “Pompei”, prodotto dalla BBC, che nelle due tappe al Museo ha registrato il tutto esaurito. Le parole d’ordine del Museo salernitano sono organizzazione comunicazione, e i risultati sono molto positivi.

Una certa attenzione la merita anche il piccolo Museo Archeologico di Venafro, in Molise, che di recente ha rinnovato il suo logo e si è imposto in modo attivo su Facebook, interagendo quotidianamente con gli utenti e postando foto e locandine degli eventi del Museo, che cerca di coinvolgere famiglie e bambini nelle proprie sale. Un Museo che può crescere ed essere di riferimento nell’area molisana.

In questo excursus nel sud, eviterò i Bronzi di Riace, già molto chiacchierati, per trovare in Sicilia una realtà culturale straordinaria che nel 2014 compirà cinquant’anni di rappresentazioni: si tratta dell’INDAIstituto Nazionale per il Dramma Antico – che nel 1954 iniziò le prime rappresentazioni dei drammaturghi greci. Sotto la presidenza del dott. Giacchetti, l’INDA ha conosciuto una crescita economica del 400% circa (passando dai 93.427 euro del 2009 ai 369.419 euro del 2011 di utili), e ricavando, nel 2012, più di tre milioni di euro dai biglietti, con circa centoquattordici mila spettatori. Numeri impressionanti se si pensa che il teatro di Siracusa – sede della kermesse – ospita gli spettacoli solo due mesi all’anno.

In un’intervista rilasciata al mio blog, il dott. Giacchetti racconta di un successo “basato sul passaparola”, e di avere in mente idee per esportare gli spettacoli in altri siti archeologici italiani ed europei.

Fa riflettere come un successo così importante non abbia alcun account sui social e utilizzi solo un sito molto istituzionale. Gli spettacoli, di rara bellezza, grazie sia alla qualità delle compagnie che al suggestivo sito, potrebbero triplicare gli spettatori organizzando tournée, fidelizzare il pubblico creando un logo, un marchio che associ il teatro antico all’INDA, così da attirare anche investitori e avere la possibilità d’iniziare una raccolta fondi. O anche, semplicemente, avere un account su Facebook, Twitter e YouTube, ma l’INDA ha chiuso l’ufficio stampa due anni fa e da allora affida la comunicazione ad un’agenzia esterna. Questo ci rammenta quanto sia importante avere una comunicazione interna al Museo, fatta da chi se ne intende sia di cultura che di new media: non è un caso che il Louvre, il British o Rijksmuseum di Amsterdam abbiano uffici appositi per promuovere l’immagine del Museo, che è l’immagine della città e del Paese.

L’INDA appare, allora, “Una Ferrari che fa il giro del palazzo”, per dirla con le parole di Giacchetti.

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Teatro greco di Siracusa. Fonte: www.mammasicily.com

Molte, moltissime sono le altre realtà culturali del sud che meriterebbero un approfondimento, trasformando questo articolo in un saggio.

Ma ciò che sembra urgente, qui nella terra di Carmelo Bene e dei Golden Globe appena vinti, è un cambio di mentalità: trasformare i Musei in centri culturali a pieno regime, capaci di valorizzare il contenuto e ospitare nuove realtà, e la comunicazione è il primo passo per una crescita economica e di pubblico: lo insegnano musei come il Mart o il Muse, che hanno nella pubblicità la loro prima spesa.
Creare un’immagine coordinata, fare una programmazione di eventi annuale, pensata per il vasto pubblico, che porti tutti al Museo, dai bambini ai meno esperti, finanche a quelli di passaggio: questo dovrebbe essere il pensiero costante di chi amministra i caveau della nostra cultura.

Come si può fare? Favorire un cambio generazionale, mettere nuove persone nell’amministrazione, che abbiano viaggiato e sappiano comunicare la cultura con i mezzi di oggi. Cose banali, quasi lapalissiane, assodate in altri paesi, ma che nel nostro rappresentano ancora un’utopia.

La strada è segnata; i Musei non mancano; gli esempi di realtà social abbondano. Cosa aspettiamo a rivoluzionare il mondo della cultura, la nostra cultura, per dare lavoro e portare ricchezza nel territorio? Nell’epoca in cui il sostegno statale si è fatto così pericolosamente debole, è un atto di sopravvivenza.

L’autore

Alessandro Cocorullo nasce nel nord del sud Italia, a Napoli, nell’anno del primo scudetto azzurro. Cresce in un agglomerato urbano che arriva a dodicimila abitanti per chilometro quadrato, giocando a calcio e facendo lo scout.

Iscritto all’università “Federico II”, nel 2010 si laurea in Lettere Classiche, con una tesi sull’iconografia del mosaico di Alessandro e Dario. Nel 2012 ottiene la Specialistica in Archeologia, con una tesi in Archeologia della Magna Grecia sull’analisi dei materiali di quattro tombe arcaiche di Palinuro.

Frattanto, fa un erasmus a Parigi di sei mesi, recita nella compagnia teatrale di Lettere, i “Kalokagathoi”, nel 2012 diventa giornalista pubblicista e infine passa un mese alla Scuola Archeologica Italiana di Atene per fare ricerche sulla tesi.

Nel 2013 segue un master presso il Sole24Ore, sull’economia e l’amministrazione dei Beni Culturali.

Oggi scrive per Napoli Monitor, dove si occupa delle stratificazioni fisiche e sociali della sua città d’origine, e tiene un suo blog semiserio sulle archeologie contemporanee.

È, infine, stagista presso la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano, dove si occupa dell’ufficio stampa dell’area cultura.

Gli piace abbonarsi a teatro, Atene, il mare, Corto Maltese, perdersi, il ragù, l’azzurro, ascoltare e/o raccontare storie, Wes Anderson, il cinismo, le cose vecchie. Molto vecchie.

Gli potete scrivere a alessandro.cocorullo@hotmail.it.