Pinterest: quando il museo parla con le board

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Pinterest – lo dice la parola stessa – è una bacheca virtuale (dal verbo inglese “to pin” = appuntare, fissare con una puntina) che permette di condividere le cose che ci piacciono (“interest”) trovate in giro per il web.

Pinterest è quindi un social network basato sulla condivisione di immagini che consente agli utenti di catalogare passioni e interessi. Entrare in Pinterest equivale a intraprendere un viaggio in un mondo ispirazionale, dove le persone si raccontano attraverso le immagini, lasciando poco spazio alle parole (per maggiori informazioni, v. qui).

Come funziona?

Le caratteristiche principali di Pinterest sono l’immediatezza, la semplicità e la velocità d’uso. Pinterest è integrabile con tutti i siti internet  grazie al “pin it button”, che si può installare facilmente sulla barra degli strumenti di qualsiasi browser.

Tramite questo, gli utenti scelgono e pinnano le immagini direttamente da internet e le organizzano nelle proprie boards (= bacheche), una sorta di raccoglitori pubblici che permettono la connessione tra persone aventi gli stessi gusti e interessi. Proprio per sottolineare questa potenzialità di connessione, le board possono anche essere gestite in condivisione da più utenti.

In sostanza, quindi, se mentre navighi online vedi un’immagine che ti piace, la puoi pinnare nella tua board a tema o creare una nuova board ad hoc. Puoi anche ripinnare le foto condivise dagli utenti che segui e che vedi nella tua home page di Pinterest. È molto più difficile a dirsi che a farsi, credetemi.

Nonostante Pinterest, grazie alla sua natura visiva, sia il social network perfetto per un museo che voglia creare engagement con il proprio pubblico, ancora moltissimi musei rimangono fuori da questa lista (grazie @JenniFuchs).

Ci sono molti articoli online che affrontano l’argomento  dei musei e dell’uso che potrebbero fare o stanno già facendo di Pinterest. Chi ha voglia di approfondire l’argomento può leggere qualcosa in inglese, come The museum of the future, Museum Diary e Complex, e qualcosa di recente in italiano, come questo articolo di Pinterstitaly (grazie @Darios per la segnalazione).

Meno recente ma molto interessante, questo intervento di Giovanna Tinunin del 2012, in cui l’autrice sostiene: “la sensazione generale è che Pinterest si inserisca molto bene nella strategia comunicativa di musei che hanno già un sistema integrato sito/social network che lavora bene e rispetto a cui può funzionare da cassa di risonanza ulteriore.” E ancora – sempre per capire perché un museo dovrebbe adottare questo social network – “Pinterest è diventato velocemente uno strumento potente di content curation, grazie al fatto che alle immagini si può aggiungere una descrizione. Il focus è sulla selezione, perché è la “visione” del curatore che dà coerenza alla board (da notare che si possono anche seguire singole board di un utente, non per forza tutto quello che “pinna”). Senza contare che Pinterest offre la possibilità di “aprire” le board ai “contributor”: questo consentirebbe ai musei di creare uno spazio veramente social, dove i visitatori potrebbero, per esempio, consigliare ad altri follower un’opera dal loro punto di vista imperdibile.”

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Volendo fare un veloce riassunto, la top five dei migliori consigli per un museo che volesse aprire un profilo su Pinterest sembra essere questa:

1. Usate le board per presentare i vostri pezzi da 90

Ovvero presentate artisti e opere più significativi o mostre in corso (ed è quello che fanno più o meno tutti i musei su Pinterest, a cominciare dal Mart, per fare un esempio italiano)

2. Ma fatelo con fantasia

Parlate sì delle opere, ma possibilmente senza usare elenchi ripetitivi e noiosi. Il cuore delle attività su Pinterest è l’engagement e le persone lo usano in maniera totalmente personale, sia per riflettere i propri interessi sia per raccontare la propria personalità. Un museo quindi dovrebbe sfruttare o inventare temi trasversali che riescano a interessare chi lo segue e che potranno guadagnargli la simpatia del pubblico online: basta usare un po’ di fantasia.

Qualche esempio recente e interessante che ho trovato a questo proposito:

– Movember e il tema dei baffi maschili – v. board The Few, the Proud, the Mustachioed del MET, Macho mustached men del Getty Museum e Movember della National Gallery of Canada

mustache

– il sempre classico Thanksgiving e in genere le feste o le occasioni – v. board Food and Feasting, sempre del MET, o Christ’s Passion del Getty

– l’amore, croce e diletto di ogni essere umano da millenni – v. board Love e The wedding del MET, Love and Lovers del LACMA, Love me, love me not con le lettere d’amore storiche e Something Old something new del Getty Museum, Weddings di Palazzo Madama e I do – Chicago ties the knot del Chicago History Museum (N.d.A. Per ovvi motivi, su questo tema troverete infinite board, ho fatto una selezione per non risultare eccessivamente romantica)

love me

– l’horror – v. Happy Haunting Halloween dello Smithsonian, Creepy Museum di Palazzo Madama e Friday the 13th del SFMOMA

horror

– altre illuminazioni fantasiose: Winter Wonderland del MET, Sunlight del SFMOMA, #MuseumSuperBowl e Have a seat del Getty (N.d.A. il J. Paul Getty Museum è veramente creativo su Pinterest e merita davvero dare un’occhiata alle loro board!)

3. Diventate un punto di riferimento

Che sia per una città, come fa il Chicago History Museum, o per un argomento specifico, come fa il Design Museum: la specializzazione su un tema può essere a sua volta garanzia di engagement.

4. Create una community

Anche sfruttando le potenzialità delle board condivise. Un esempio perfetto e innovativo in questo senso è Palazzo Madama, fiore all’occhiello dei musei italiani su Pinterest e primo ad aprire un account su questo social network. Ha creato due board sul tema del crowdfunding per rendere le persone partecipi in prima persona delle attività di acquisto del museo e per incentivarle a contribuire alla raccolta fondi.

5. Interagite il più possibile

Fate like e commentate le foto degli utenti, rispondete ai commenti e repinnate le immagini da altre fonti e non solo dal sito o dalle collezioni del vostro museo. Le questioni di copyright possono essere risolte utilizzando immagini di pubblico dominio con licenza d’uso (v. Wikimedia CommonsCreative Commons Search).

Allo stesso modo, è ovvio che le persone che visiteranno il vostro profilo repinneranno le vostre immagini per utilizzarle nelle proprie board. Assicuratevi di aver compilato la sezione descrittiva di ogni immagine in modo che sia ben chiaro il riferimento al vostro museo: in questo modo, ogni immagine che sarà pinnata e repinnata innumerevoli volte nel web sarà sempre legata al museo e potrà parlare di voi anche a migliaia di chilometri di distanza.

Un’ultima nota: siate curiosi di come vengono riutilizzate le vostre immagini – in che tipo di board? con quali nomi? quali commenti ricevono? – perché si tratta di informazioni che risulteranno preziose per programmare le vostre future board.

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Spero di avervi convinto: #svegliamuseo!