Social Media Strategy per i musei secondo Mar Dixon: “Non aspettate che tutto sia perfetto”

4Sicuramente la maggior parte di voi conosce – o avrà sentito parlare – di MuseumMix UK, Teens in Museums, Museum Camp, Culture Themes oppure avrà partecipato ed utilizzato gli hashtag #AskACurator e #MuseumWeek. Bene, dietro l’ideazione e la cura di tutti questi progetti, c’è una sola persona: Mar Dixon.

Mar affronta quotidianamente alcune delle tematiche e delle tendenze più pressanti nel settore museale: dallo sviluppo professionale all’innovazione, dall’uso dei social media e della comunicazione digitale alle riflessioni sul meaning making nei musei. Chi meglio di lei per parlare di strategia e per delineare dove i musei possono andare?

Se proprio volessimo inquadrarla in un ruolo, cercando di dare un nome al suo lavoro e a ciò che fa, la potremmo chiamare audience developer e social media specialist, come lei stessa si definisce. Ma sarebbe molto riduttivo e non renderebbe giustizia alle attività che svolge e alla quantità di interazioni e coinvolgimento che produce con il pubblico.

Culture Themes, ad esempio, è una piattaforma che riunisce professionisti museali da ogni parte del mondo, è un punto d’incontro, di scambio e di riflessione. Come viene evidenziato chiaramente nella mission, “noi esistiamo a causa della nostra passione per la conservazione e la promozione di musei, biblioteche, gallerie e di tutto il patrimonio culturale nel mondo”.

MuseumMix UK, invece, può essere definito una costola di MuseumMix France e riunisce esperti provenienti dai più diversi ambiti professionali (dai tecnici di laboratorio agli sviluppatori di software, dagli assistenti alla vigilanza ai direttori di musei) per creare, progettare e sperimentare approcci nuovi utilizzando risorse digitali e tradizionali.

6Un altro progetto “non convenzionale” è Museum Camp, un incontro informale e semplice in cui le persone interessate parlano e discutono degli argomenti che sono per loro rilevanti e che spesso non trovano spazio nelle conferenze e nei seminari ufficiali.

E che dire di Teens in Museums? Un’iniziativa bellissima e molto interessante per cercare di raggiungere e dialogare con una fetta di pubblico davvero importante ma altrettanto difficile da coinvolgere, catturare e appassionare.

Come viene evidenziato nel sito, “essere teenager è molto difficile: non si è più bambini, ma non si è abbastanza adulti. Non si vuole essere protetti o comandati, ma si ha bisogno di una guida mentre ci si forma e si acquisisce fiducia in se stessi”. Lo sappiamo, ci siamo passati tutti.

Così, dopo una serie di considerazioni, viene proposto un manifesto internazionale dei teenager nei musei, in cui il punto primo dice: “Ascoltate ciò che i ragazzi dicono. Rispondete alle loro domande, fate loro domande e lavorate insieme per trovare nuove risposte e soluzioni”.

Anche in Italia è stata portata avanti un’iniziativa simile da KidsArtTourism e vi invitiamo a consultarne i risultati.

Abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con Mar e di farle qualche domanda. Speriamo che le sue risposte possano essere utili e di ispirazione per molti.

Le competenze essenziali

D: Quali pensi che siano le competenze essenziali per un professionista museale nella moderna epoca digitale?

M: Viviamo in un mondo digitale che non ha intenzione di andare via o scomparire. Tutti i professionisti museali dovrebbero – quantomeno – conoscere i media sociali e digitali che il loro pubblico sta usando. In Russia, per esempio, hanno i propri social media ma molti musei utilizzano comunque Facebook e Twitter per garantirsi la possibilità di aprire le proprie collezioni anche ai pubblici presenti su altri social network.

Non c’è l’assoluta necessità che i curatori twittino direttamente (ad eccezione, ovviamente, durante l’Ask a Curator Day che si terrà il 17 settembre), ma devono essere consapevoli e coscienti che sono strumenti utilizzabili e che esistono.

D: Alcuni dei progetti su cui stai lavorando sono particolarmente innovativi. MuseumMix – per esempio – mette insieme persone provenienti da diversi ambiti di studio per re-inventare strumenti e linguaggi. Cosa pensi che ci voglia, per un’istituzione “radicata” da lungo tempo ad un approccio tradizionale, per essere “abbastanza coraggiosi” da sperimentare qualcosa di completamente nuovo?

M: Questa domanda è davvero dura. La volontà di volere un reale cambiamento deve venire da dentro (suona così filosofica!). Di solito c’è bisogno di un cenno che viene dall’interno, una presa di coscienza del personale, per notare che il “tradizionale” modo di pensare semplicemente non funziona più. Inoltre ci deve essere anche la consapevolezza che si potrebbe essere lasciati indietro dallo scorrere del tempo se non vengono apportate delle modifiche sostanziali. I cambiamenti possono essere sottili (social media, foto condivise) o sostanziali (MuseumUK o MuseumCamp).

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Gli ingredienti per una buona strategia digitale

D: Che cosa pensi sia necessario per una buona strategia digitale?

M: Onestamente penso che il prerequisito fondamentale sia utilizzare gli strumenti che il tuo pubblico vuole usare e non quello che pensi sia meglio per te. Inoltre bisogna anche analizzare e valutare il proprio staff in maniera da individuare i loro punti di forza e sfruttarli al massimo. Una strategia digitale deve attraversare i diversi dipartimenti e settori del museo.

D: Come pensi sia possibile collegare le attività che un museo conduce sui suoi canali digitali con esperienze on-site e viceversa (per esempio sui social media)? Ci sono degli esempi che conosci di programmi specifici o campagne che hanno avuto particolare successo in questo senso?

M: La buona notizia è che ci sono troppi esempi tra cui scegliere!

Molti musei stanno capendo l’importanza e il potere dei social media di portare le esperienze on-site alla vita. C’è una visione negativa piuttosto diffusa per cui la condivisione eccessiva dei propri contenuti online renderebbe inutile la visita “reale”, questo semplicemente non è vero. Avere dei canali social media e degli hashtag specifici possono guidare il nostro pubblico durante le visite.

Per esempio, basta guardare a CultureTheme e a quanti modi creativi i musei si sono inventati per portare le loro collezioni al pubblico.

D: Per l’ultima domanda, vorrei chiederti di dare dei piccoli suggerimenti ad un museo che parte da zero con la comunicazione digitale. Abbiamo un sacco di istituzioni italiane che lottano e faticano per iniziare e per trovare un loro orientamento. Che cosa vorresti dir loro riguardo al miglior approccio per far partire una strategia digitale, nella maggior parte dei casi caratterizzata da una mancanza di staff e di budget? Secondo te quali sono le principali difficoltà e come consiglieresti di superarle?

M: Fatelo e basta! Molti dei migliori account sui social media sono stati creati da una sola persona che non ha voluto aspettare che le cose fossero perfette per cominciare. La strategia digitale è un documento vivente, un orientamento costante. È la flessibilità che dovrebbe riflettere gli elementi chiave del museo, della sua mission e del suo staff, con il cuore rivolto ai visitatori.

Cominciate con poche domande chiave: – piattaforme da utilizzare; – tono di voce da utilizzare; – cosa condividere (non solo marketing and pubbliche relazioni!); – quando condividere; – quando rispondere; ecc. e poi cominciate.

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