Strategia digitale? Una mappa per l’engagement! Il Royal Ontario Museum ci spiega come

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Tra conferenze, articoli e blog post, oggi sentiamo sempre di più parlare di “Digital Strategy” in ambito museale. Ma di cosa si tratta? Perché è necessario averne una? Chi se ne deve occupare?

Per rispondere a queste e ad altre domande, abbiamo intervistato Ryan DodgeSocial Media Coordinator presso il Royal Ontario Museum di Toronto, un’istituzione all’avanguardia per quanto riguarda la gestione dei social network e, soprattutto, la capacità di utilizzarli per costruire legami significativi con le diverse comunità con cui interagiscono.

Speriamo che la sua esperienza su Digital Strategy, connessione tra engangement online e offline e social media team possa essere utile per fornire qualche buono spunto: #svegliamuseo!

Ricordiamo inoltre che Ryan parlerà di Social Media Strategy, con un focus particolare sugli strumenti di Google, al prossimo appuntamento con Svegliamuseo On Air: mercoledì 23 luglio alle 17.00 ora italiana. A questo link potete seguire la diretta o rivedere la registrazione successivamente.

F: Oggi sempre più musei parlano di “digital strategy”, un termine che si sta diffondendo sempre di più nel settore, ma che spesso non è ancora connotato in maniera chiara. Cosa intendi tu per “digital strategy” e quali sono gli ingredienti fondamentali che la caratterizzano?

R: In effetti, il termine strategia digitale può riferirsi a molti diversi aspetti del settore web, a seconda delle persone a cui lo chiedi. Per me, la digital strategy è un piano o un insieme coerente di linee guida che stabiliscono come utilizzare gli strumenti digitali per interagire con le persone.

È assolutamente necessario che ci sia una strategia, un piano che regoli l’attività digitale di un museo: ci sono così tante cose che possono essere fatte grazie a questi strumenti, che è impossibile farle tutte. Per questo motivo è importante fornire allo staff una serie di guidelines che servano da riferimento per decidere dove concentrare i propri sforzi, all’interno di un settore che offre una così ampia scelta.

Infine, la digital strategy non deve essere un documento isolato e fine a se stesso, ma dovrebbe integrarsi con le strategie generali dell’istituzione e il suo fine ultimo dovrebbe essere il supporto a veicolare la mission e gli obiettivi del museo.

2466811780_8c382ca5fc D: Quante persone lavorano nel digital department del ROM? Come integrate la vostra attività con quella degli altri dipartimenti del museo?

R: Il nostro team è molto piccolo, siamo solo in quattro a lavorare nel dipartimento web: il nostro manager più tre persone dedicate alla produzione di contenuti digitali, soprattutto per le mostre. Detto questo, una delle nostre occupazioni principali è estendere la conoscenza di questi strumenti agli altri professionisti del museo, dalla scrittura di contenuti per il web ai trucchi per creare il tweet perfetto.

F: Che tipo di competenze pensi siano necessarie per lavorare alla interpretazione e comunicazione digitale di un museo?

R: Non credo si possa parlare di una lista unica di competenze che sono assolutamente necessarie per lavorare in questo campo, ho incontrato molte persone che svolgono il mio stesso lavoro in giro per il mondo e abbiamo tutti background e interessi differenti. Quella che credo possa essere fondamentale è però l’amore per l’arte, la storia, la cultura e la passione per trasmettere questo amore ad altre persone.

È anche importante avere uno spirito aperto verso l’apprendimento di nuove cose e la curiosità di sperimentare. Certo, una formazione in storia, antropologia, storia dell’arte, marketing, comunicazione e informatica può aiutare molto, ma credo fermamente che il primo passo sia l’interesse verso i musei. Nel mio caso, ho una laurea in Storia e una specializzazione in Museum Studies.

F: Perché il museo usa i social media? Quali canali privilegiate?

R: Lo scopo della comunicazione social al ROM è di costruire connessioni con le nostre community attraverso le conversazioni. I social network consentono di attivare delle conversazioni che aiutano a raggiungere obiettivi anche molto importanti, come appunto la costruzione di relazioni stabili e durature con il pubblico, grazie alla loro capacità di creare un dialogo diretto e attivo.

Inoltre, sicuramente contribuiscono all’awareness nei confronti del museo e alla comprensione delle attività di ricerca che conduciamo, anche presso un pubblico più ampio.

In questo momento, ci stiamo concentrando soprattutto su Twitter e Facebook, in questo ordine preciso. Siamo anche presenti su InstagramGoogle+ e Pinterest, ma la nostra attività quotidiana riguarda soprattutto i primi due canali. Utilizziamo contenuti in linea con le attività dei dipartimenti web, marketing e comunicazione, ma abbiamo anche possibilità di movimento per conto nostro e possiamo utilizzare in maniera creativa elementi che rimandano alle collezioni del museo o alle ultime novità, come l’episodio della balena blu lo scorso maggio.

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F: Come riuscite a connettere le attività che conducete sui vostri canali digitali con le esperienze del visitatore all’interno del museo?

R: Utilizziamo diversi modi per collegare le attività virtuali e il museo fisico. Per prima cosa, nella mappa di ogni piano del museo inseriamo gli account Twitter dei curatori che si occupano di quella particolare sezione (trovate qui un esempio). In questo modo, i visitatori hanno la possibilità di mettersi in contatto direttamente e in tempo reale con chi ha curato l’area che stanno visitando e possono approfittarne per chiedere informazioni e per interagire su particolari oggetti, mostre o argomenti.

Abbiamo anche disposto dei pannelli in diverse aree del museo per ricordare ai visitatori i nostri account social, invitandoli a interagire con il nostro staff online.

Infine, alcuni oggetti delle collezioni sono presentati insieme a vetrofanie che riportano gli specifici hashtag per raccogliere le conversazioni online su specifici temi (ad esempio, in questa foto trovate l’hashtag #ROMwpy, riferito all’evento Wildlife Photographer of the Year).

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F: Come ultima domanda,ti chiederei di dare qualche consiglio che ritieni utile per aiutare un museo che stia iniziando a muoversi nel campo della comunicazione digitale a trovare la sua direzione. Qual è, secondo te, il migliore approccio per iniziare a muoversi in questo settore con il piede giusto?

R: Quando ho iniziato a parlare di digital strategy al ROM, ho trovato molto utile il testo di Jasper Visser: Digital Engagement Framework. Potrebbe essere un buon riferimento da cui iniziare.

È molto importante coinvolgere nelle attività tutti i colleghi che dimostrano interesse verso questi strumenti. Altrettanto importante è organizzare incontri di formazione, workshop e momenti di scambio che coinvolgano gli altri membri dello staff il più frequentemente possibile.

Coinvolgere ed educare tutte le persone che lavorano nel museo perché comprendano i benefici e le basi tecniche degli strumenti online è la chiave del successo di una strategia digitale.

Come prima cosa, il team di riferimento per la comunicazione online dovrebbe mettersi al lavoro sulla creazione di linee guida, di una strategia d’insieme e di un piano dei contenuti. Quando riuscite a fare un passo indietro rispetto alla produzione dei singoli contenuti e vi dedicate a condividere i vostri piani con gli altri colleghi e a osservarli da un punto di vista strategico, in quel momento riuscite a capire anche quali piattaforme utilizzare e come farlo in maniera strategica sia per il museo, sia per la comunità che volete coinvolgere.

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Ryan Dodge, Social Media Coordinator Royal Ontario Museum

Ryan Dodge, Social Media Coordinator Royal Ontario Museum

Ryan Dodge parlerà di Social Media Strategy, con un focus particolare sugli strumenti di Google, al prossimo appuntamento con Svegliamuseo On Air: mercoledì 23 Luglio alle 17.00 ora italiana. A questo link potete seguire la diretta, o rivedere la registrazione successivamente