Professioni del digitale, social media e dinamiche di co-creazione: riflessioni su #MCN2014

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Tra mille (dis)avventure – tra cui un volo cancellato e un aereo direttamente arrivato dagli anni ’90 – , si è conclusa la nostra esperienza ad #MCN2014 e siamo tornate da Dallas pronte a condividere con la community di #svegliamuseo quanto abbiamo imparato dalla quarantaduesima conferenza annuale di Museum Computer Network.

“Think big, start small, create” ci ha lasciato addosso la bella sensazione di aver preso parte all’incontro tra alcuni dei grandi nomi del panorama museale mondiale, che ha assunto, in certi momenti, i tratti di una rimpatriata tra vecchi amici, serata al karaoke compresa.

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Social Media e Mobile al Musée du Quai Branly: sinergie digitali verso una strategia integrata

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Un’istituzione che conserva ed espone arte indigena delle culture Africane, dell’Asia, dell’Oceania e delle Americhe: il Musée du Quai Branly è il più nuovo tra i maggiori musei di Parigi.

Abbiamo avuto l’opportunità di discutere di alcuni aspetti della strategia digitale del Museo con  Sébastien Magro, New Media Manager, e con Candice Chenu, New Technologies Project Manager. Grazie a loro, abbiamo sbirciato tra alcuni dei progetti di un’istituzione che è profondamente improntata verso l’uso del digitale per l’interpretazione e l’accessibilità – in senso ampio – delle sue collezioni.

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Da Twitter a Spotify: la presenza digitale del Museo del Romanticismo di Madrid

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Quest’anno compie 90 anni, ma a giudicare dalla sua presenza in rete è ancora in ottima forma: si tratta del Museo del Romanticismo di Madrid, “un museo dedicato al XIX secolo in pieno secolo XXI”. Inaugurato nel 1924 ad opera del II Marchese de la Vega-Inclán, condivide ancora oggi la missione del suo fondatore: avvicinare il visitatore alle forme di vita dell’epoca in cui ha avuto inizio la modernità.
Dopo 8 anni di chiusura per ristrutturazione e riorganizzazione della collezione, il museo madrileno ha riaperto nel 2009, intuendo fin da subito le potenzialità comunicative e di interazione che i social network offrono. Sono stati i primi tra i musei spagnoli a usare Spotify e a organizzare visite guidate pensate specificamente per blogger d’arte. Grazie soprattutto a una strategia digitale che punta al coinvolgimento del pubblico e a un tone of voice diretto e familiare, offre un’idea di visita a tutto tondo, sia on line sia off line (emblematici i questionari “Quanto romantico sei?”).

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Smithsonian Libraries: una strategia social “diffusa”

Sempre più spesso, le istituzioni culturali si rivolgono a social media manager per la gestione della propria content strategy, per valutare i risultati ottenuti sui diversi social network e per tenere il passo con le ultime tendenze.

Ma cosa succede quando non una sola persona, ma piuttosto l’intera istituzione assume la gestione dei canali social, stabilendo una rete trasversale a tutti i dipartimenti? Questo è il caso delle Smithsonian Libraries, 20 biblioteche unite in un unico sistema.

Le Libraries mantengono scambi di pubblicazioni con più di 4.000 istituzioni in tutto il mondo e forniscono a scienziati, curatori ed esperti dello Smithsonian periodici, cataloghi e pubblicazioni specialistiche. Inoltre, le Smithsonian Libraries stanno diventando particolarmente famose nell’universo social grazie al loro Tumblr, in cui creano meravigliose GIF animate.

Attraverso questa piattaforma, le illustrazioni più curiose e le storie più affascinanti riescono a prendere letteralmente vita.

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Svegliamuseo On Air – Perché dovremmo usare Google+ nella nostra social media strategy?

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… Già, perché? È una domanda che in molti si pongono e questo social network sembra ancora non essere stato pienamente compreso dal popolo della rete, soprattutto in ambito culturale.

Eppure, con i suoi oltre 300 milioni di utenti attivi, Google+ si configura come uno dei social network “must have”, soprattutto considerando il fatto che i contenuti pubblici condivisi su questa piattaforma vengono indicizzati e posizionati da Google. Senza dimenticare le funzionalità connesse ad Hangout, di cui siamo noi per primi dei convinti (per quanto recenti) estimatori.

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