“Technology has finally arrived in museums”: riflessioni su Museums and the Web

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Dopo quella che è stata una delle settimane più intense della nostra vita, vorrei condividere a caldo con i lettori di #svegliamuseo alcune impressioni mie e di Valeria, quelli che in inglese vengono definiti i takeaways dell’esperienza appena conclusa.

About #svegliamuseo

Ho presentato #svegliamuseo e la situazione dei musei italiani alla Social Media Clinic di venerdì 4 aprile (qui potete trovare il link per scaricare la presentazione). Il fatto che fosse una “clinic” ha significato che, dopo la mia esposizione, un panel di esperti di social network per la comunicazione museale ha avuto la possibilità di criticare il progetto e di suggerire nuovi possibili scenari per il suo miglioramento.

Voglio subito tranquillizzarvi su questo punto: nessuna critica, per fortuna! Al contrario, il progetto è stato accolto in maniera entusiasta sia dagli esperti, sia dal pubblico.
È stata molto apprezzata la nostra mission, ma soprattutto il fatto che sia nata in un contesto non istituzionale, spinta più dall’entusiasmo di un ristretto gruppo di appassionati che non dal reale interessamento da parte delle alte sfere della cultura. È stata riconosciuta una grande forza al ruolo di connettori che abbiamo scelto di giocare e quello di fare affidamento sulla collaborazione internazionale è sicuramente un concetto molto supportato in questo tipo di ambiente.

Personalmente, sono stata molto orgogliosa di poter parlare bene dei musei italiani e di poter testimoniare l’incredibile crescita della comunicazione online che hanno conosciuto in questi ultimi mesi. I dati della #museumweek hanno supportato la nostra tesi che basta smuovere il sassolino giusto perché si generi una valanga e l’intera montagna cominci a cambiare!

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A proposito dell’importanza di poter coinvolgere una rete di professionisti, sia Dana Allen-Greil della National Gallery of Art, sia Sarah Bailey Hogarty del Fine Arts Museum of San Francisco, hanno consigliato possibili soluzioni su cui ci siamo già messi all’opera.

Vi aggiorneremo meglio nelle prossime settimane, ma posso anticiparvi che si tratterà di un approccio più “immediato” al concetto di tutorship tra musei stranieri e musei italiani che abbiamo messo in atto fino ad adesso. Quando ho esposto loro le difficoltà che stiamo riscontrando nell’ottenere delle risposte in tempi ragionevoli da parte dei professionisti stranieri con cui siamo in contatto, Dana e Sarah hanno proposto un’alternativa davvero interessante. Consiste nel programmare delle interviste online nella forma di Google Hangout On Air, che saranno seguibili in diretta dal canale YouTube di #svegliamuseo (che verrà creato ad hoc a breve).

Ogni volta, lanceremo una call to action nei nostri canali social, anticipando chi sarà l’intervistato e quale sarà il suo campo di specializzazione (ad esempio, evaluation e analytics, uso di social media specifici quali YouTube, progetti speciali etc). Vi chiederemo sia di mandarci le vostre domande, sia di offrirvi come volontari per ricevere una consulenza in diretta, sottoponendo il sito e le pagine social del vostro museo all’analisi del professionista intervistato. Saremo ovviamente iper-connessi con Twitter, Facebook e la nostra email per poter fungere da tramite tra voi e la persona intervistata, in modo da rendere l’esperienza il più possibile interattiva e utile per i musei italiani. Ogni hangout sarà registrato e reso disponibile nel canale YouTube, e verrà poi tradotto in italiano nel sito di #svegliamuseo.

È un’idea che ci piace molto per la sua immediatezza e per il potenziale di informazioni che rende accessibile in diretta a molte persone, ma fateci sapere cosa ne pensate: uno dei punti di forza di #svegliamuseo è proprio il suo orientamento verso la community e non smetteremo certo ora di coinvolgervi nelle possibili direzioni che il progetto può prendere!

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I nostri takeaways

Al di là del confronto con i professionisti del settore sul nostro progetto, cosa portiamo a casa di quest’esperienza incredibile che abbiamo vissuto?

È stato un piacere incontrare di nuovo e in “terra straniera” le Invasioni Digitali che tutti voi ormai ben conoscete. Grazie all’impeccabile organizzazione di Valeria, ho potuto partecipare all’invasione di ben 5 musei di Baltimora e ho davvero apprezzato il clima di “melting pot” che si è creato fin dal primo giorno e che ha caratterizzato tutta la conferenza.
È stato molto bello riconoscere facce e ruoli grazie alle connessioni che si erano create in questi mesi su Twitter (indescrivibile l’emozione di sentirsi dire “Oh you’re Francesca from #svegliamuseo: I’m following you!”) e abbiamo verificato una volta per tutte che la rete dei professionisti che si occupano di musei e web non conosce confini geografici o barriere linguistiche, grazie soprattutto a questo social network. Non smetteremo mai di sottolineare l’importanza dell’uso professionale di Twitter!

Nella giornata dedicata agli workshop, abbiamo scelto di seguire quello sul Computer Club, un po’ per il titolo cinematografico (La prima regola del Computer Club è parlare del Computer Club!), un po’ perché l’idea di trovare un modo divertente per diffondere e instaurare l’uso di strumenti digitali al personale interno ai musei ci attira parecchio. Si tratta di un progetto di Carolyn Royston e di Simon Delafond dell’Imperial War Museum di Londra, nato con lo scopo di aumentare la digital awareness e la digital literacy di tutto lo staff del museo. L’idea è quella di aumentare la conoscenza di questi strumenti anche in chi non è direttamente coinvolto nel loro uso quotidiano: lo staff dedito a educazione e curatela dovrebbe avere coscienza ed esperienza pratica di ciò che social media, games e apps possono fare. Siamo convintissimi che sia importante fornire competenze di base in questo senso affinchè i diversi dipartimenti di un museo siano allineati nella comprensione del loro potenziale, evitando di ragionare in compartimenti stagni. La forza di Computer Club è anche l’approccio giocoso con cui vengono spiegati gli argomenti, il che aiuta a favorire il team building e crea inaspettate connessioni (per lo meno, noi ci siamo divertite parecchio e anche i direttoroni di museo che erano con noi!).

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Un altro concetto che è passato forte e chiaro è quello che il competitor del museo oggi non è un altro museo, ma il parco di divertimento, o il cinema o il mercatino dell’antiquariato di turno. L’utente, insomma, ha sempre meno tempo e vuole essere di più protagonista della propria esperienza di visita, ragion per cui tutti i progetti più innovativi vanno in questa direzione. Si è molto parlato di immersività e di interazione in gallery.

Quello che emerge è che la tecnologia, un tempo relegata a un ruolo marginale e caratteristico di specifici dipartimenti che nulla avevano a che fare con la mission del museo, adesso ha lo stesso valore di curatela, educazione e comunicazione. Come è stato detto, “siede allo stesso tavolo invece di essere relegata nel ghetto dell’IT“. Questo cambiamento comporta e comporterà conseguenze enormi, soprattutto in termini di struttura interna, consapevolezza dello staff e sconvolgimento dei flussi di lavoro.

Per quello che riguarda il web, “think mobile first” è l’approccio giusto. Questo non significa che i musei devono adottare il mobile in maniera randomica, ma piuttosto analizzare i differenti contesti in cui i loro visitatori accedono ai contenuti del sito. Rimandiamo a questi due blog posts (uno e due) del Victoria and Albert Museum su questo argomento. Buonissima parte delle sessioni parlavano di tecnologia mobile e app: occorre sicuramente tenere le orecchie bene aperte su questi temi (e noi per fortuna abbiamo Valeria che ci aggiornerà costantemente!).

La mappa del “visitor journey” proposta durante il workshop Tools for designing visitor-centered mobile experiences ha offerto ulteriori spunti in questo senso: qual è il “viaggio” del vostro visitatore tipo, dal momento in cui prepara la visita al momento in cui esce dalla vostra istituzione? Quali difficoltà, domande e bisogni emergono e come possiamo organizzare i servizi (compreso il mobile) per offrire soluzioni reali a situazioni specifiche?

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Un’altra cosa che colpisce a una conferenza di questo tipo è l‘apertura delle persone che vi si incontrano. Non importa che tu stia prendendo il tuo caffè americano con una volontaria stagista sotto-retruibuita (sì, esistono anche lì) o con il direttore del digital media department del Louvre, sono tutti molto ben disposti alla chiacchiera e “approcciabili”. L’idea che mi sono fatta è che, a differenza di quello che spesso accade negli ambienti culturali europei e italiani, negli Stati Uniti conti molto di più quello che fai, rispetto a chi sei.

È molto stimolante lo spirito collaborativo che si crea tra professionisti delle diverse istituzioni, percepiti come potenziali aiuti, non come competitors da cui guardarsi con attenzione. Molti i forum durante i quali i partecipanti sono la componente attiva della discussione, cercando di arrivare insieme a trovare delle soluzioni a problemi che, in fondo, sono condivisi da tutti i musei. Abbiamo preso parte anche ad un incontro durante il quale si raccoglievano tutti i tool e le piattaforme per incentivare questa collaborazione, da Google Doc, a Stackexchange, alle Wiki.

Un’ultima cosa che è emersa e che ci teniamo molto a condividere con i musei italiani: l’importanza sì dei social network, ma soprattutto dei processi di ricerca sul target che devono avvenire prima del loro uso e della fase di evaluation che deve sempre seguire. Let’s get real: sappiamo tutti che non ha senso investire energie e tempo in un’attività che non dà risultati, e non è possibile sapere nulla dei risultati senza un’attenta e precisa prassi di misurazione.

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Insomma, tutto questo per dirvi che siamo tornate da Museums and the Web con la chiara e sempre più forte sensazione che il museo oggi sia un elemento di una rete complessa che deve necessariamente tenere conto della realtà che lo circonda.
Per quanto ci riguarda, ci sentiamo accresciute da questa esperienza (senza negare che ci siamo anche molto divertite, vedi foto) e vogliamo sicuramente tenere conto della rete che ci circonda, anzi vogliamo ampliarla il più possibile e fare del nostro meglio perché i musei italiani ne siano sempre di più parte integrante.

Abbiamo grandi piani per voi e con voi per il futuro: #staytuned e come sempre #svegliamuseo!